Il problema dell’induzione — Filosofia, 14–17 anni
Perché l’esperienza ripetuta può guidare le nostre aspettative, ma non garantisce mai ciò che accadrà dopo.
Dai casi a una regola
L’induzione consiste nel passare da ciò che abbiamo osservato a un’aspettativa o regola più generale. Se tutti i cigni che hai visto sono bianchi, puoi aspettarti che lo sia anche il prossimo. La conclusione è sostenuta, ma non certa.
Il divario nelle prove
Usiamo l’induzione perché la vita richiede previsioni: l’autobus di domani, l’effetto di un farmaco o la prossima alba. Il problema è che nessun numero di successi passati costringe logicamente il futuro a ripetersi. David Hume ha reso famoso questo divario.
Una previsione prudente
Una scuola prova un modello di batteria su 100 telefoni, e tutti funzionano per due anni. Prima, le prove aumentano la fiducia nell’affidabilità del modello. Poi prevediamo che anche il telefono 101 durerà due anni. Lasciamo aperta la revisione, perché può comparire un guasto.
Confondere fiducia e prova
Un errore comune è dire: «È successo sempre, quindi deve succedere anche la prossima volta». Sembra ragionevole, perché il successo ripetuto è una prova utile. Però una prova può rendere probabile un’affermazione senza renderla inevitabile; contano ancora i casi rari e le condizioni diverse.
La scienza e i piani quotidiani
La scienza usa l’induzione quando esperimenti ripetuti sostengono uno schema, trattandolo come un modello e non come una certezza intoccabile. La usi guardando il meteo, scegliendo un percorso affidabile o decidendo se un caricatore funzionerà. Le buone decisioni cercano nuove prove.
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