L’universo in espansione — Astronomia, 11–13 anni
L’universo non è semplicemente una stanza vuota dentro cui si muovono le galassie. È lo spazio stesso che si è allungato, portando le galassie ad allontanarsi nel tempo.
Lo spazio può allungarsi
Immagina dei punti disegnati su un foglio elastico. Quando il foglio si allunga, ogni punto può allontanarsi dagli altri anche se nessun punto scivola sul foglio. Le galassie si comportano in modo simile: su scale enormi si espande lo spazio tra loro. L’espansione non significa che tutto, comprese persone e pianeti, stia crescendo.
Quale problema ha risolto l’espansione?
Se l’universo fosse sempre rimasto uguale, le galassie lontane non mostrerebbero un semplice schema di allontanamento. Le osservazioni hanno rivelato che la luce di molte galassie è spostata verso il rosso e che lo spostamento è di solito maggiore per quelle più lontane. L’espansione spiega meglio questo schema che movimenti casuali in uno spazio immobile.
Un semplice modello dello spostamento verso il rosso
Disegna tre punti su un elastico, a 1, 2 e 3 centimetri. Allunga l’elastico in modo da raddoppiare tutte le distanze: gli intervalli diventano 2, 4 e 6 centimetri. Il punto più lontano ha guadagnato la distanza maggiore rispetto al punto iniziale scelto. In astronomia, uno spostamento verso il rosso maggiore indica di solito che una galassia è stata portata più lontano dall’espansione.
Un’esplosione dentro lo spazio vuoto?
È naturale immaginare il Big Bang come una bomba che esplode in un luogo e lancia le galassie in un vuoto già esistente. Questa immagine però inganna. L’universo primordiale era caldo e denso, e fu lo spazio stesso a iniziare a espandersi ovunque; non c’era un punto centrale noto da cui tutto volasse verso un universo esterno.
Leggere la storia dell’universo
Gli astronomi usano lo spostamento verso il rosso per stimare quanto velocemente si allontanano le galassie lontane e quanto distano. Guardare più lontano significa anche guardare più indietro nel tempo, perché la luce impiega tempo ad arrivare. Insieme, questi indizi permettono di confrontare l’universo giovane con quello osservato oggi.
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