a.C. e d.C.: datare il passato — Storia, 11–13
Gli storici hanno bisogno di un modo comune per collocare gli eventi prima e dopo l’anno 1. a.C. e d.C. ti aiutano a leggere le date, confrontarle e capire che il calendario è una scelta umana.
Che cosa significano a.C. e d.C.
d.C. significa “dopo Cristo” o “era comune”, mentre a.C. significa “avanti Cristo” o “prima dell’era comune”. Gli anni partono da un punto scelto: 300 a.C. viene prima di 100 a.C., mentre 300 d.C. viene dopo. In questo sistema non esiste l’anno zero.
Perché lo usano gli storici
Una data è utile solo se altre persone possono capirla e confrontarla. In passato società diverse usavano calendari e punti di partenza diversi, quindi gli storici avevano bisogno di un sistema comune. a.C. e d.C. non dimostrano che un calendario sia naturale o universale.
Confrontare due date
Immagina che una legge sia stata scritta nel 250 a.C. e che un edificio sia stato terminato nell’80 d.C. Prima, nota che gli eventi sono ai due lati del punto di partenza. Poi conta 250 anni fino all’1 a.C., uno per arrivare all’1 d.C. e altri 79: 330 anni in tutto. L’edificio è posteriore.
L’anno zero che non esiste
Un errore comune è sottrarre 100 a.C. da 100 d.C. e dire 200 anni. Sembra logico perché sulle linee dei numeri di solito c’è lo zero, ma questo sistema passa direttamente dall’1 a.C. all’1 d.C. L’intervallo è quindi di 199 anni, non 200. Controlla sempre se esiste l’anno zero.
Leggere le date nel mondo reale
Incontri a.C. e d.C. nelle didascalie dei musei, nei libri di storia, nei rapporti archeologici e nelle cronologie online. Puoi anche trovare “avanti Cristo” e “dopo Cristo”, indicazioni più vecchie per gli stessi lati del calendario. Quando leggi una data, guarda l’indicazione oltre al numero.
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