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Nazionalismo — Storia, 14–17 anni

L’idea che un popolo con un’identità nazionale condivisa debba avere potere politico, spesso in uno Stato proprio.

Che cosa significa nazionalismo

Il nazionalismo collega un senso condiviso del «noi» —lingua, memorie, cultura o obiettivi politici— all’idea che quella comunità debba governarsi. Può unire contro un impero, ma anche escludere chi viene considerato estraneo.

Il problema a cui rispondeva

Nell’Ottocento molte persone vivevano sotto dinastie o imperi che non le rappresentavano come cittadini. Il nazionalismo offrì parole per chiedere partecipazione e autogoverno, mentre giornali, scuole e politica di massa allargavano il pubblico.

L’unificazione d’Italia

Parti dalla carta: nel 1815 la penisola italiana era divisa tra diversi Stati. Segui poi politica nazionalista, diplomazia e guerra; il Regno d’Italia fu proclamato nel 1861 e Roma vi entrò nel 1870. L’unità politica non creò subito un’identità comune.

L’errore più comune

È facile considerare le nazioni come famiglie naturali e antiche, esistite da sempre. Sembra logico perché ereditiamo lingue e tradizioni, ma le identità nazionali sono modellate anche da scuole, cerimonie, mappe, giornali e scelte politiche.

Dove compare

Il nazionalismo aiuta a capire le bandiere allo stadio, le campagne d’indipendenza e i dibattiti su cittadinanza e confini. Usalo con cautela: un’identità condivisa può creare solidarietà, ma non dimostra che tutti la pensino allo stesso modo o che un confine sia giusto.

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